Il paradosso della scienza

2009-10-28-deadcat
Fonte: http://brownsharpie.courtneygibbons.org/?p=1158

Io sono per la scienza. Credo in quello che fa, mi fido di essa e sono fermamente convinto di avere ragione. Sono favorevole alla ricerca sulle cellule staminali, sto con Darwin e non penso che gli OGM facciano male.

Tuttavia mi chiedo: perché io ho questo atteggiamento e altre persone non ce l’hanno?

Semplice: io ho a che fare con la scienza: sono laureato in matematica, seguo un Master in Comunicazione della Scienza e leggo riviste scientifiche. Sembra una risposta banale a un dilemma senza vie d’uscita, ma questa è la mia risposta. Chi ha a che fare con la scienza, generalmente, ne è favorevole, mentre chi non ne ha a che fare, tendenzialmente, è contrario. Ora il punto è: si deve davvero ricorrere alla democrazia per le questioni di etica scientifica? Oppure, dall’altra parte, è “sano” che le persone a favore di una certa cosa sono quelle che dalla cosa traggono profitto?

È sensato che uno scienziato parteggi per OGM e nucleare, così come un cacciatore parteggia per la caccia o un fumatore per la possibilità di fumare nei luoghi pubblici. Ma cosa dire dell’utente comune? Può parlare di scienza come parla di fumo e caccia?

Insomma: il gatto è vivo o morto?

Fumare… conviene?

Nell’ambito della mia partecipazione al Master in Comunicazione della Scienza a Trieste, un video realizzato da me e da Eleonora Viganò è stato selezionato per la giornata internazionale contro il fumo, il No Tobacco Day, che si svolgerà lunedì 31 maggio dalle ore 10 alle ore 13 a Milano, presso l’Aula Magna dell’Istituto per i Tumori, in Via Venezian 1. Clicca qui per vedere dove si trova e qui per visualizzare il programma dell’evento.

Parteciperanno alla manifestazione anche le Iene di Italia 1.

Il dio della matematica se ne va

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Oggi è morto Martin Gardner. Per alcuni è un illustre sconosciuto, ma per tutti quelli che anche solo per un momento hanno amato la matematica questa è una perdita incolmabile.

Nato nel 1914, Gardner è stato il più grande divulgatore matematico della storia. Ci ha regalato più di 90 pubblicazioni (alcune delle quali introvabili in Italia) che coprono praticamente qualunque branca della matematica “per appassionati”, e non solo per gli addetti ai lavori chiusi nella torre d’avorio.

Mi mancherà.

Viaggio in Italia

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Mi sto preparando alle vacanze estive, come ogni anno.

Questa volta, però, sarà diverso. Ho (quasi) deciso, insieme ad alcuni amici, di compiere un’impresa che ha dell’impossibile: da Ventimiglia a Trieste senza mai staccare lo sguardo dal mare. Come? Con un camper, alcuni amici, internet e tanta voglia di fare 3.200 km.

L’itinerario, in linea di massima, sarà questo. Auguratemi buon viaggio!

Il futuro del giornalismo

Il test che ho fatto per la SISSA prevedeva una rosa di sei argomenti, tutti di stampo scientifico, tra i quali ne ho selezionato uno sul futuro del giornalismo, con attenzione a quello scientifico. L’argomento è vasto e due facciate sono poche, tuttavia credo di aver composto un pezzo forse non bellissimo, ma all’altezza delle aspettative della Commissione. Un’eventuale mia presenza all’orale sarà la prova della mia previsione.
La paura della scomparsa dei giornali cartacei e della figura del giornalista professionista sono i soliti timori dell’istinto conservatore che contraddistingue l’essere umano. Quando la radio ha fatto la sua comparsa, si temeva lo stesso destino per i giornali cartacei: informazione in tempo reale, costi abbattuti, comodità. Stesso discorso per la televisione (che addirittura avrebbe dovuto spazzare via anche la radio). E invece sono tutti e tre in salute.
Ora che internet ha fatto la sua comparsa, tutti si aspettano la morte della carta stampata e della figura del giornalista professionista a causa della comparsa del cosiddetto citizen journalism, ovvero il giornalismo del cittadino, dal basso. Analizzando tuttavia la situazione attuale, si vede chiaramente che manca un personaggio in questo processo di cambiamento del giornalismo tradizionale: chi ci assicura che le informazioni trovate in giro per la rete siano affidabili?
Questo, dunque, è il futuro del giornalista: reperire le informazioni che la rete propone quotidianamente e marcarle con un sigillo che ne garantisca la veridicità e l’affidabilità.
Può darsi che in questa fase i giornali cartacei possano comunque subire perdite, anche pesanti, ma queste sono le regole del gioco.
Faccio un esempio. L’Unità, uno dei quotidiani più a rischio in Italia, vende attualmente circa 100 mila copie al giorno. Se dovesse chiudere da un giorno all’altro, le 100 mila persone che regolarmente lo acquistavano devono spostarsi su un’altra scelta. Forse non tutti troveranno l’alternativa alla loro lettura preferita, ma almeno un 80% (quindi 80 mila persone) passeranno a un altro giornale. Probabilmente si divideranno tra “Il Manifesto” e “Repubblica“, dipendentemente dalla loro devozione alle idee di centro sinistra (parte politica cui l’Unità appartiene). Questi due quotidiani aumenteranno quindi la vendita di copie, allungando la vita dei propri editori. Una sorta di “legge del più forte” che decreterà quali di questi quotidiani meritano la sopravvivenza e quali no.
Una volta che la situazione si sarà stabilizzata, forse il quotidiano cartaceo modificherà il suo scopo, puntando ad esempio più sul nome e sull’opinione piuttosto che sulla notizia, per la quale internet è ovviamente più veloce. Il giornale diventerà una sorta di versione “di lusso” dell’informazione.
Questa ovviamente è una mia personale ipotesi, che credo sia possibile e plausibile nel panorama del prossimo futuro. Poi, per il resto, i tempi cambiano in fretta, e un nuovo media potrebbe fare la sua comparsa per sconvolgere ulteriormente i delicati equilibri che governano l’informazione in questi anni.

I miei piani per il futuro

Da due mesi non scrivo per il mio blog, ma per una volta sono giustificato: i miei piani per il futuro, che prevederanno che io scriva molto, mi hanno tenuto occupato.
Da una parte c’è il mio lavoro, difficile da lasciare dall’oggi al domani. Per questo, almeno per quanto riguarda il mio rapporto con AeB, sto pian piano aiutando quelli che potrebbero essere i miei sostituti.
Dall’altra ci sono i preparativi per la festa, il mio futuro. Si tratta del test per il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste, svolto ieri, e del Dottorato in Informatica a Milano, di cui ho le varie prove dopo la metà del mese.
Per ora stringo i denti, tengo duro e vedo di mettere tutti i tasselli a posto. Per il futuro, si vedrà.

Il voto alle porte

A ogni tornata elettorale mi sembra di essere l’unico fuori dal mondo: vado in giro, guardo i manifesti, seguo i dibattiti, mi informo. Sapendo, ahimé, che gran parte delle persone sa già a priori a chi consegnare il comune, l’Italia o, in questo caso, l’Europa.

In particolare per le votazioni del Comune di Pavia, sono stato molto combattuto perché attaccato da tre fronti:

  • Il voto utile, ovvero Albergati.
    Che le elezioni finiscano con un testa a testa tra i soliti due maggiori partiti non è una grande novità. Proprio per questo è nato il concetto di voto utile per cui il cittadino “sceglie” il meno peggio dei due, votando per fare sì che non vinca il peggiore. Ormai l’idea di un Obama-like, ovvero che il meno peggio sia anche il meglio, è in Italia una lontanissima utopia.
  • Il voto di protesta, ovvero Campari.
    Per un po’ volevo votare la candidata dei grillini Irene Campari. Si tratta del classico voto di protesta, quello che uno dà perché stufo della politica così come viene vissuta nel nostro paese. Tuttavia mi è stato sufficiente sentirla parlare per decidere che protesta sì, ma a tutto c’è un limite. Un esempio su tutti: durante lo spettacolo di Grillo a supporto di Irene Campari, persino il comico genovese è dovuto intervenire per fermare la logorrea comunista (e un po’ qualunquista) della sua candidata.
  • Il voto per il meglio, ovvero Paolo Ferloni.
    Non sempre c’è solo il peggio. Quest’anno a Pavia si è candidato un professore universitario di chimica che sembra avere le idee giuste e una squadra a supporto veramente interessante. Tuttavia si tratta di una lista civica che poche speranze ha di conquistare il governo della città.

Alla fine, stufo delle solite parole, ho optato per il terzo candidato, Paolo Ferloni: fuori dalle logiche di partito, stimato professore (ma non troppo, come lo scandaloso caso del Prof. Bignami), buone idee.

Per quanto riguarda le Europee non ho mai avuto dubbi: Italia dei Valori, preferenze a De Magistris, Alfano, Vulpio.

Ora smetto, domani c’è la giornata di silenzio elettorale per far riflettere i cittadini. I quali, spero, decidano con la loro testa e non con quella dei partiti.

Bestie

Treno 693, 2 giugno, rientro nel profondo nord.Film “Tutta la vita davanti”, regia di Paolo Virzì.Due facce della stessa medaglia.Oggi per il mio consueto viaggio in treno ho guardato un film per ammazzare il tempo. “Tutta la vita davanti”, questo il titolo della pellicola, tratta senza mezzi termini il problema del precariato e dei lavori part-time prendendo come esempio clou il classico call-center. Mentre la mia immaginazione vagava incredula nella trama del film (da vedere!), la popolazione del treno lamentava la mancanza di una carrozza. Proprio così: il vagone numero 3 evidentemente a casa per malatta non ha risposto all’appello, lasciando senza posto a sedere, regolarmente prenotato e pagato, un centinaio di persone.In questo viaggio alienante, però, rimane una nota di colore: il capotreno che risponde, ai viaggiatori giustamente incazzati, “trovate un posto vuoto e occupatelo senza lasciarlo”. E chi se ne frega se nel frattempo arriva il legittimo proprietario.Le persone, forse per fortuna ma forse no, ormai la prendono sul ridere: è la normalità. Normalità che può essere pericolosa; la stessa normalità che ormai ci permette di sopportare un premier di over 70 che va con le ragazzine (il punto burocratico dei 18 anni è irrilevante), che invita gli amici a casa sua utilizzando i mezzi di stato, che insulta la stampa perché sovversiva, che viene accusato di corruzione ma non può essere processato grazie a una legge che lui stesso ha promulgato.Intanto noi possiamo solo aspettare, nella speranza che, come nelle migliori rappresentazioni teatrali, arrivi un deus ex machina che sistemi le cose.

Nulla dies sine linea

“Nemmeno un giorno senza linea”, ovvero mai permettere a una giornata di trascorrere per intero, senza averle dedicato almeno una riga.

Sarebbe stata una buona filosofia, se non fosse che come sempre il tempo scarseggia. Tuttavia, se voglio davvero cambiare il destino della mia vita e fare della scrittura una professione, l’allenamento è fondamentale.

Voglio quindi fare una promessa, ai miei venticinque lettori, al mio blog e a me stesso: raccogliere i commenti, le conoscenze informatiche e tutto quello che mi passa per la testa per raggiungere l’obiettivo – ambizioso se associato alla pigrizia che mi contraddistingue – di pubblicare cinque post a settimana. Con il proposito a lungo termine di rendere questo blog di pubblicazione quotidiana.

Per non “fregare” il mio lettore, inserendo questo articolo tra i cinque che mi sono ripromesso, oggi ne dedicherò un secondo al commento personale su una vicenda di politica italiana che mi rende sempre più convinto delle mie scelte.

Adieu…

Berlengiero

Oggi se n’è andato un altro pezzo di storia del mio Liceo. Dopo la dipartita del Prof. Boeri, questa volta la sfortuna ha chiamato a sé Germano Berlengiero. Quando si dice che sono sempre i migliori che se ne vanno, si intende proprio questo…

Ogni volta che visito Roma – e ultimamente ci sono stato svariate volte – faccio sempre un salto al Pantheon, uno dei capolavori dell’arte mondiale, che lui amava e sapeva raccontare come nessun altro.

Essere un suo alunno è stato un onore. Mi mancherà.